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	<title>Viju&#039;s (ex) Football Barbecue &#187; inter</title>
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	<description>perché vedere i mondiali col barbecue era tutta un&#039;altra cosa...</description>
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		<title>questione di palle&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Feb 2008 09:07:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>viju</dc:creator>
				<category><![CDATA[calcio 2007/2008]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img title="che disfatta..." src="/barbecue/wp-content/uploads/liverpoolinter.jpg" alt="che disfatta..." /></p>
<p>ci puoi mettere tutta la voglia di questo mondo&#8230; ti puoi preparare in solitudine col sardo malefico, puoi sperare in una notte da sogni&#8230; ci puoi mettere i brividi quando i tifosi della Kop alzano il loro canto (<em>When you walk through a storm, Hold your head up high, And don&#8217;t be afraid of the dark, At the end of the storm, Is a golden sky, And the sweet silver song of a lark</em>)&#8230; ti puoi fare domande sul perché e sul per come quando ti giochi la partita dell&#8217;anno scendi in campo sempre con una formazione strana (tipo Maxwell a centrocampo e Vieira in panchina pronto da un mese ma si sostiene senza minuti nelle gambe)&#8230; <span id="more-704"></span></p>
<p>ci puoi mettere tutto dentro&#8230; puoi viverla a modo tuo&#8230; ma se scendi in campo senza palle non c&#8217;è nulla da fare, perdi matematico&#8230;</p>
<p>eppure i neroazzurri hanno resistito fino alla fine&#8230; in 10 dalla mezzora, per una doppia ammonizione di Materazzi che non c&#8217;era, reggono l&#8217;urto dei reds&#8230; fuori anche Cordoba per infortunio, entra Vieira&#8230; la musica non cambia&#8230; l&#8217;Inter fa solo due mezzi tiri in porta&#8230;sì, ok, i due goals del Liverpool sono casuali, uno deviato da Maicon, e l&#8217;altro con papera di Julio Cesar&#8230;</p>
<p>ma ciò che preoccupa è la tranquillità dei giocatori&#8230; erano scesi in campo timorosi, avevano paura, era evidente&#8230; Maicon è uno che di solito gioca al 20% delle sue possibilità, tanto gli basta per sopraffare i suoi avversari&#8230; ieri era incapace di affondare, dribblare, aveva paura&#8230; roba inspiegabile&#8230;</p>
<p>Ibrahimovic ciccava ogni passaggio&#8230; Stankovic è ameba da oltre due anni&#8230; Maniche, Vieira e Figo, gente che ha esperienza da vendere, era in panca&#8230;</p>
<p>forse la quasi sicura eliminazione dell&#8217;Inter sta tutta lì&#8230; nell&#8217;aver pensato che l&#8217;esperienza, la tradizione, il coraggio e quant&#8217;altro serva, nascano dal nulla&#8230; serve essere sicuri di se stessi, consapevoli dei propri mezzi e poi puoi anche perdere&#8230; ma se scendi in campo timoroso di fare un banale appoggio, non c&#8217;è scusante che tenga&#8230;</p>
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		<title>the match</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Feb 2008 16:50:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>viju</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Liverpool. L’Inter. 19 febbraio. Non c’è niente da presentare. Niente da promuovere, da far scoprire. C’è da raccogliere il cuore in un pugno, per quei fortunati interisti che si troveranno in piedi di fronte alla &#8220;Kop&#8221;. Quarant’anni dopo Facchetti &#38; c. C’è l’Anfield attorno, agli ultimi giri prima di diventare passato. C’è il freddino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img title="la curva..." src="/barbecue/wp-content/uploads/kop2.jpg" alt="la curva..." /></p>
<p>Il Liverpool. L’Inter. 19 febbraio. Non c’è niente da presentare. Niente da promuovere, da far scoprire. C’è da raccogliere il cuore in un pugno, per quei fortunati interisti che si troveranno in piedi di fronte alla &#8220;Kop&#8221;. Quarant’anni dopo Facchetti &amp; c. C’è l’Anfield attorno, agli ultimi giri prima di diventare passato. C’è il freddino pungente della notte di Liverpool sotto i riflettori sul prato verde. C’è l’attimo di silenzio dello stadio quando gli &#8220;altri&#8221; tifosi capiscono che è il momento di ascoltare. E poi c’è la leggenda che diventa una voce dalla tribuna, e se la senti dal vivo ti spacca lo stomaco dall’emozione. Chiunque abbia pianto almeno una volta per un pallone rivive su quelle parole, perché è quello che ogni tifoso sente: <em>you’ll never walk alone.</em> <span id="more-702"></span></p>
<p><strong>COME ARRIVARE</strong> &#8211; Anche a nuoto, se avete trovato un biglietto. L’aeroporto di Liverpool si chiama John Lennon, e il motto è &#8220;Sopra di noi solo il cielo&#8221;. Ma sotto di loro non troverete un volo diretto dall’Italia che costi meno di 200 euro. E se volete buttare il portafoglio oltre l’ostacolo per trovare un biglietto, il minimo è agire d’astuzia sugli spostamenti. Allora va benissimo il Milano-Bristol servito da Ryanair, partenza il giorno prima della partita con arrivo alle 16.55, costo 25 euro. Niente di più facile poi che raggiungere Liverpool il giorno stesso o il giorno dopo con un coach (non è un allenatore disoccupato che vi porta in groppa, ma il nome inglese dei pullman).</p>
<p><strong>DOVE DORMIRE</strong> &#8211; E se i voli sono strapieni, gli albergatori si salutano dandosi il cinque. Trovare i ticket per la partita rimane il problema capitale, dunque questa volta per garantirvi un rifugio civile senza spendere un occhio, dovrete andare fuori dal centro. Con il Degale Ensuite Room, 46 Higher road, in Halewood, cadete più che bene. E’ una deliziosa villa all’inglese nella zona sud di Liverpool, una singola costa dei ragionevoli 32 euro. A pochi minuti di cammino si trova la stazione di Hunts Cross con cui raggiungere sia il centro che Anfield.</p>
<p><strong>DOVE MANGIARE</strong> &#8211; Dove vi pare, non è che nella gastronomia inglese ci sia troppo da scegliere… La cosa migliore è mangiare al pub: servono in abbondanza ed è conveniente rispetto ai prezzi inglesi. Una scelta alternativa può essere The White Star, al n. 4 di Rainford Gardens: risponde a tutti i requisiti, e in più offre uno spaccato di storia pop, perché è qui che Pete Best, il quinto Beatles, fu estromesso dalla band (anche volendo evitarli, i Beatles a Liverpool te li ritrovi anche ai servizi).</p>
<p><strong>COME MUOVERSI</strong> &#8211; Ospita la squadra inglese più vincente; ha dato vita alla band più famosa; è stato uno dei porti più importanti di inizio secolo; ma alla fine, la città di Liverpool non arriva al mezzo milione di abitanti. Come tutte le città inglesi non-Londra, al di fuori dal centro è un grande dormitorio: anzi Liverpool è privilegiata, perché aggiunge la zona dei docks, il porto e i moli ristrutturati. In particolare il Pier Head è davvero suggestivo la notte, a nord dell’Albert Dock: un tuffo nell’Inghilterra di inizio secolo avvolta dalle luci del restyling contemporaneo. Albert Dock è la bandiera che Liverpool ha sventolato per diventare capitale europea della cultura 2008. La parte più importante sono i tre palazzi simbolo di Liverpool, ribattezzati Three Graces, le tre grazie: costruiti come edifici commerciali e amministrativi dell’attività portuale, sembrano catapultare a un secolo fa quando da qui partivano i transatlantici per l’America che rappresentavano il futuro. Non è un caso che abbiano eretto un monumento alla memoria degli ingegneri navali che rimasero al loro posto mentre il Titanic si inabissava. E ugualmente non è un caso che poco lontano l’avveniristica Atlantic Tower sembri la gigantisca prua di una nave che fende la città. Avveniristica è anche la Liverpool Cathedral, simbolo della città e chiesa più grande d’Inghilterra. Chi l’ha progettata, sir Scott, era maestro del grande e del piccolo: ha lasciato questo mastodonte da un lato, e dall’altro ha progettato le celeberrime cabine telefoniche in rosso, nella storia. Il nuovo simbolo della città è, ovviamente, The Cavern, il pub dove nasce la leggenda dei Beatles. Sempre pienissimo di italiani. Non abbiate remore e gettatevi a piedi uniti nel cliché, direttamente al numero 10 di Matthew Street. Altrimenti, fossimo in voi non mancheremmo una notte al Garlands: 4 dancefloors, tempio della trasgressione, è uno dei club migliori d’Inghilterra, la sua fama è inversamente proporzionale alla lunghezza delle microgonne. Notte o giorno, non fatevi influenzare dal clima, che fa sempre schifo. Lo sanno anche loro, non è un caso che in inglese arcaico Liverpool significhi &#8220;stagno&#8221;. Ma tanto, voi avete altro a cui pensare.<br />
<img src="/barbecue/wp-content/uploads/kop.jpg" alt="kop" align="left" /><br />
<strong>I BIGLIETTI</strong> &#8211; I rumors del mercato parallelo sono stati impietosi: negli ultimi due anni, dopo Berlino, solo per la finale di Champions del Milan è stato più difficile trovare un biglietto. Sarà il fascino, la storia, o sarà Anfield: irresistibile quanto detestabile, perché esistono poche squadre di rango con un impianto da soli 45.000 posti. Il quantitativo riservato all’Inter non è chiarissimo, ma non dovrebbe superare i cinquemila biglietti. Però è una notizia che vi serve a poco: un mese fa è stata fissata la distribuzione al pubblico, ma tra biglietti riservati agli Inter Club e altri rivoli, la vendita è stata chiusa pochi minuti dopo l’apertura. Ovviamente, dei biglietti da comprare si trovano sempre. Ma l’imbuto si stringe. &#8220;Radio Mercato Nero&#8221; dice che i bagarini inglesi avranno come prezzo di partenza 400 pounds, circa seicento euro, e la nostra opinione è che dovranno vedere al ribasso le loro velleità. Si faranno forti anche della nuova policy del più famoso sito al mondo di aste on-line, che per evitare truffe e lamentele ha deciso di reprimere fortemente la rivendita privata di tagliandi sulle sue pagine. Rimangono a questo punto due opzioni. La prima è il più famoso vendo-compro in rete d’Inghilterra, www.gumtree.com, dove siamo riusciti a trovare facilmente un biglietto per 250 euro. La seconda è passare per un canale più ufficiale, un bigliettaio on-line specializzato nella vendita di eventi sportivi, di cui abbiamo parlato già in passato: www.onlineticketshop.nl . Con loro acquisite la sicurezza di avere un referente con una sede legale e materiale. E’ una sicurezza che costa, perché il biglietto è 395 euro. Se arrivaste a Liverpool senza biglietto e non sappiate a chi affidarvi, noi tra il sacro e profano un consiglio ve lo diamo: andate sotto la statua di Bill Shankly fuori da Anfield, e chiedetegli se può darvi una mano, sul serio. Non perché sia considerato il più grande allenatore della storia del Liverpool, capace di riportarlo dalla B alla coppa dei Campioni, restituendo rispetto alla squadra. Il motivo è un altro: semplicemente, lui, capirebbe. Per quelli della Kop rimarrà sempre uno di loro: &#8220;l’uomo che loro amano&#8221;, l’uomo in camicia rossa. Nel 1973 durante il giro d’onore per celebrare il campionato, un poliziotto buttò di lato una sciarpa lanciata dalle tribune. Shanks lo vide, si staccò dal gruppo e gli disse delle parole captate da un microfono, scolpite nell’anima di ogni tifoso: &#8220;Non lo fare. Per te è solo una sciarpa, per un ragazzo rappresenta la vita&#8221;. Raccolse la sciarpa e se l’annodò al collo. Nella statua fuori dall’Anfield, lo protegge per sempre dal freddo.</p>
<p>di Tancredi Palmeri (www.gazzetta.it)</p>
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